Giulietto Chiesa: Nomine Rai. Arrivederci a domani

03 Maggio 2002
Clemente Mimun ha lasciato il Tg2 con un editoriale, probabilmente l'unico della sua carriera televisiva, di arrivederci. Al giorno dopo, su un'altra rete ex pubblica. Era contento. Ci ha detto - e si è detto - di essere soddisfatto. Sostiene che l'audience del Tg2 è aumentata. E lui è salito alla prima rete e al telegionale più importante. Il massimo. Poiché in Italia si diventa direttori di giornale solo quando si è divenuti totalmente "affidabili" (nel senso che non c'è più timore che s'interpreti male una qualche cosa o situazione. Cioè, ancora, nel senso che non c'è bisogno che gli si dica cosa dire, perché lo sanno a memoria, avendolo introiettato), si può concludere che Mimun è il più affidabile degli affidabili. Cosa gli dobbiamo, della sua vittoriosa presenza al Tg2 , in epoca di centro-sinistra, come di centro-destra, a riprova che la politica degli uni, in materia di informazione televisiva, è stata identica a quella degli altri?
Gli dobbiamo un dilagare dell'infotainment nei telegiornali. Cos'è l'infotainment? E' informazione più entertainment (intrattenimento, divertimento). Sì, nei telegiornali, perché Mimun ha fatto scuola, e gli altri hanno cercato di adeguarsi. Che c'è di male? In fondo la gente chiede di essere divertita. E allora che si fa? Invece di dargli notizie vere gli si cuce un telegiornale dove si evitano le complicazioni, si scelgono bei e belle mezzi busti, si mettono insieme cose le più diverse (la vita non è forse varia?), tutte rigorosamente contenute in dieci secondi ciascuna, mescolate a forti emozioni e a sfilate di moda, sondaggi inesistenti e qualche spot più o meno mascherato da cultura, numeri del lotto e previsioni del tempo, infine il "traino" dello spettacolo serale, con intervistina al clown di turno. Poi si dice "arrivederci a domani", nel senso che tutto quello che vi abbiamo mostrato oggi - e che vi ha divertito o emozionato - non avrà alcun effetto né su di noi, che facciamo questa schifezza di telegiornale, né su di voi che l'avete visto.
Naturalmente, in queste condizioni, l'"info" - poiché implica una qualche forma di attività razionale, o intellettuale - sarà destinato all'estinzione, come lo è nei fatti, anche grazie a Mimun, e il "tainment" la farà da padrone, come lo è già nei fatti. E il risultato è che la quantità d'informazione reale, sul mondo reale, che milioni di telespettatori ignari e divertiti ricevono ogni giorno, ogni sera, si riduce e s'imbastardisce in spettacolo, divertimento, intontimento. Quando si dice che "la televisione è deficiente" credo s'intenda esattamente questo.
Lo dobbiamo a Mimun. Anche, ma non soltanto. Questa televisione (e questa informazione-comunicazione-spettacolo) è piena di gente come Mimun, che fa carriera come Mimun. Piena di teorici delle soft-news, delle notizie leggere, da ammannire a pubblici che non desiderano essere importunati da quelle "pesanti". Come scrive Neil Postman, è il trionfo della triade "irrilevanza", "incoerenza", "impotenza". E' la teorizzazione dei non-eventi, messi sotto il naso dei telespettatori.
E' l'elevamento a teoria della commistione più totale e pervasiva tra informazione, spettacolo e pubblicità. Come i salotti di Bruno Vespa, nei quali - esattamente come negli spot pubblicitari, dove il calciatore e l'attore e la ballerina, si alternano a parlare (anzi a mostrare) cose di cui non hanno alcuna competenza - le persone più incompetenti vengono portate a discutere insieme ad altre persone variamente competenti, di cose spesso del tutto irrilevanti, o comunque delle quali i dibattenti non hanno nemmeno informazioni adeguate.
Naturalmente funziona sempre la disinformazione più plateale, la faziosità più evidente (come attestano i telegiornali pubblici e privati di questi giorni, a proposito degli eventi napoletani), ma è roba vecchia, retrò, roba dei telegiornali dei tempi democristiani. Mimun, Rossella and Company sono i corifei della piena attuazione della televisione come intrattenimento globale, dove non c'è più nemmeno l'inganno. C'è l'assuefazione del pubblico, dipinta quotidianamente come consenso entusiastico e certificata, di nuovo, da Auditel.
No, davvero non c'entra niente Orwell. Anche Orwell è da mettere in cantina. Noi stiamo applicando - con una quindicina d'anni di ritardo - il modello che in America è già funzionante a pieno regime (mi scuso per l'uso di questa parola politicamente non corretta). E' il modello descritto da Aldous Huxley nel suo "Ritorno al mondo nuovo", dove si esercita non la coercizione e l'inganno (come immaginava Orwell) per subornare il pubblico, ma si usa abilmente dell'"appetito insaziabile degl'individui per la distrazione".
Mimun, congedandosi dai telespettatori del Tg2 ha ringraziato la sua "squadra". Ci ha cioè comunicato che egli era circondato, in questa operazione, da sodali entusiastici, e da fedeli esecutori. Resta da chiedersi se siano tutti consapevoli di quello che stanno facendo, o se l'abbiamo subito, per necessità, oppure perché "la televisione non si può fare in un altro modo che questo". Cioè deficiente e rimbecillente. Io penso, ad esempio, che, come minimo, c'è ancora spazio per provare a ridurre l'effetto devastante, sociale, culturale e politico, che questa televisione ha sulle coscienze di milioni di persone. A cominciare dai nostri figli, che sono già la terza generazione di ragazzi per i quali la televisione è il contesto generale nel quale crescono e che offre loro i modelli di esistenza.
Ma, in ogni caso, i telespettatori del Tg1 sanno cosa li aspetta, in dosi ancora più massicce, senza nemmeno l'attimo di respiro civile dei cinque minuti di Enzo Biagi. Clemente Mimun ci ha detto di essere orgoglioso di quello che ha fatto. Se lo hanno promosso significa che anche loro sono soddisfatti dell'opera compiuta. Prepariamoci a una gestione davvero fantasmagorica della prossima guerra contro l'Iraq.
Giulietto Chiesa: Nomine Rai. Arrivederci a domani

Copyright 2026 Feltrinelli S.p.A.
PI 04628790968