Giorgio Bocca: Quel vento del nord

11 Giugno 2002
Gira il vento elettorale? È presto per dirlo, ma ci sono segni quasi incredibili di svolta.
Verona, città bianca, ha un sindaco del centrosinistra, Paolo Zanotto, che ha dichiarato, a caldo: «Gli elettori di Verona vogliono guidare la città, non vogliono certo farsi schiacciare da prepotenze esterne».
Chiarissimo il riferimento al presidente del Consiglio Berlusconi e a quello della Regione veneta, Giancarlo Galan, venuti in città venerdì scorso per dare una investitura al loro candidato, Pierluigi Bolla. Il nuovo sindaco ha vinto con uno scarto di diecimila voti un 46 per cento che ridimensiona il suo avversario di destra.
Gli italiani si sono già stancati della tirannia morbida, ma poi non tanto morbida, del Polo che licenzia i giornalisti scomodi, pratica in tutti i palazzi del potere un metodico spoil system e riempie le televisioni delle facce nuove ma così vecchie degli sdoganati del neo fascismo? È troppo presto per dirlo, ma qualcosa vorrà pur dire. Con i soli successi simbolici, il centrosinistra non ritorna al governo ma si toglie qualche soddisfazione: sconfitto il Polo ad Arcore, il feudo del padrone che dopo la tromba d´aria lo aveva coperto di miliardi - dello Stato s´intende - con bagno di folla e brindisi con il frizzantino in municipio. Ha vinto il centrosinistra anche a Monza, roccaforte leghista, e Monza non è uno sperduto villaggio, è la terza città della Lombardia, 53 per cento dei voti all´architetto Faglia. E così a Legnano e a Buccinasco.
Si è svegliato anche il vecchio Piemonte: una diessina, Mara Scagni, ha vinto ad Alessandria dopo i dieci anni di giunta leghista di Francesca Calvo.
Ad Asti vince Vittorio Voglino su un Polo che in questa città partigiana (vedevamo i suoi bianchi palazzi e le sue torri dalle colline delle Langhe e del Monferrato) aveva flirtato con i fascisti. Ha vinto a Cuneo Alberto Valmaggia del centrosinistra. E a Gorizia Vittorio Brancati della Margherita, anche se è stato un successo allo sprint, 28 voti in più del candidato della destra Guido Germano Pettarin. C´è un segnale del voto che non va trascurato.
In molte città il voto ha fortemente ribaltato i risultati del primo turno, a Monza il candidato del centrodestra Roberto Radice aveva ottenuto il 47 per cento dei suffragi contro il 35 di Faglia. Cosa è accaduto nell´intervallo? La festa hollywoodiana di Pratica di Mare ha dato fastidio agli elettori di buon gusto? Non è piaciuto il menu tricolore che Silvio ha preparato per il suo amico Putin, ex gerarca del Kgb, antipasto tricolore, primo bianco rosso e verde, gelato di fragola panna e pistacchio? Non hanno apprezzato lo spumante e il caffè offerti in confezione regalo ai signori della terra? Certamente no, e il potere del nostro ha ben altre risorse in denaro e rassegnazione altrui per dubitare di sé per qualche scivolata amministrativa.
Ci vuole altro per sperare che la gente si sia stancata di un premier la cui occupazione principale, come dice il giornalista americano Joe Klein, è «di organizzare feste per i signori del mondo». Naturalmente il grande comunicatore dice di aver vinto lui e non si può contraddirlo, dato che comanda agli universi dei media. A noi bastano piccole soddisfazioni come Verona o Monza o Asti, per non parlare di Arcore.
Non facciamoci illusioni, ma il rendiconto del primo anno berlusconiano è davvero modesto. Il suo ministro del Tesoro ci avvisa che per ridurre le tasse venderà l´argenteria di famiglia, le grandi aziende di Stato e anche le Poste, anche le Ferrovie. La diminuzione che verrà, se verrà, delle imposte è già stata vanificata dagli spostamenti fiscali agli enti locali e da riforme balorde come la devolution che a parere del ministro della Sanità, Girolamo Sirchia, è una delle cause del dissesto sanitario. Delle grandi opere si continua a parlare come di favole per cui mancano i progetti e i soldi; la politica estera è un penoso voglio ma non posso, i dati sulla sicurezza e sulla criminalità sono incerti o inventati. Risultati concreti pochi, comizi in televisione molti, e spazi di libertà sempre più stretti. La esecuzione sommaria dei giornalisti sgraditi in televisione è stata una vicenda vergognosa che i lacchè di corte spacciano per un normale cambio del palinsesto. Gli ostacoli che il premier incontra nella pratica di governo non devono però rallegrarci soverchiamente. Nella storia hanno sempre segnato il passaggio dalla seduzione alla forza.
Giorgio Bocca: Quel vento del nord

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