Gianfranco Bettin: Regioni a rischio per i deboli

27 Giugno 2002
Il centro studi dell'Associazione artigiani e piccole imprese di Mestre, diretto da Giuseppe Bortolussi, è da tempo un punto di riferimento importante per chiunque si occupi di politiche fiscali, economiche e sociali, di mercato del lavoro e relazioni sindacali e del loro rapporto con gli enti locali e lo stato nazionale (alla cui evoluzione presta anche una specifica attenzione, in chiave federalista, con una specifica rivista quadrimestrale, recentemente promossa, «Foedus. Culture Economie e Territori», diretta da Giuseppe Gangemi, che pubblica saggi sempre di grande livello e di notevole interesse). In questi giorni, il centro studi di Bortolussi ha resa nota un'analisi sui bilanci di previsione per l'anno 2001 delle 19 regioni italiane e delle due province autonome di Trento e Bolzano che ne ha letto le tendenze in materia di politiche sociali. Nella sostanza, ciò che emerge è una perdurante crescita della spesa sanitaria (che altre fonti dimostrano maggiore soprattutto nelle regioni di centrodestra), e una netta, inquietante riduzione della spesa sociale (quella rivolta ai soggetti più deboli: anziani, minori, disabili, famiglie in difficoltà). Mentre nel campo della sanità non sempre l'aumento di spesa coincide col miglioramento delle prestazioni, in questo campo, la riduzione secca dell'investimento pubblico coincide sempre con la caduta di protezioni sociali e di servizi essenziali. Va segnalata in particolare, in questo quadro generale, la maglia nera conquistata dal Veneto del presidente-governatore Galan, che risulta la Regione più accanita e più decisa nel tagliare la spesa sociale. Il Veneto infatti riduce la propria spesa sociale dell'1,7%, il taglio più pesante in Italia, con una diminuzione di quasi 159 milioni di euro sul 2000.
La tendenza veneta viene confermata nelle altre regioni del Nord, sia pure in termini più mitigati (e con l'eccezione delle Regioni a statuto speciale, che si giovano di maggiori entrate): si colpiscono i settori deboli della società, si taglia dove la resistenza appare minore e dove minori sono le tutele sindacali, politiche e sociali. Infatti, tagliare in campo sanitario, anche nel Nordest, significa scontrarsi con resistenze assai ostiche, e spesso sacrosante, di varia natura: dagli enti locali ai sindacati, dalle "corporazioni" agli ordini professionali, dai partiti alle popolazioni dei territori interessati. Ma colpire gli anziani o i disabili non sempre significa provocare proteste e ribellioni. A volte, chi è colpito subisce in silenzio, o reagisce accentuando il proprio isolamento o la propria disperazione. Per questo è fondamentale, anche nel ricco Nordest, segnalare il processo di smantellamento del sistema locale di welfare - "il più penalizzato" oggi, come segnala lo stesso Bortolussi a commento dell'indagine degli Artigiani - e coordinare l'azione di risponda e i controproposta che ha tutte le possibilità di essere vasta, incisiva, vincente.

Utopie sanitarie

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