Giorgio Bocca: Il governo delle favole

18 Agosto 2002
Il consenso al governo cala ma la tendenza di voto è stabile, avvertono i sondaggi. C’è qualcosa di sovrannaturale nella fortuna del berlusconismo: più sbaglia, più moltiplica le gaffes, più ostenta i suoi interessi privati in atti pubblici e più si consolida, più i suoi oppositori sembrano rassegnati. Le qualità di governo che venivano presentate a modello vengono capovolte ma il corpo sociale lo accetta o lo subisce. A cominciare dalla Trasparenza. Tutti i governi anche quelli autoritari hanno sempre cercato di nascondere sotto forme decenti gli usi più sporchi del potere, i privilegi, i favoritismi, le truffe. Qui no, qui si dicono platealmente le cose come stanno. Il giorno che si blocca il tunnel del Gottardo il ministro delle opere pubbliche Lunardi padrone di una industria di costruzioni che ha aperto molti trafori, sbotta, indignato: «E smettiamola di criminalizzare i tunnel». Lo stesso, con atti ufficiali, ha sostituito con uomini suoi la direzione dell’Anas, società pubblica costruttrice di strade, facendo pagare allo Stato le laute liquidazioni. Tutto chiaro, nulla di nascosto. Dopo aver incaricato due carneadi di presentare il progetto di legge per il giusto sospetto il capogruppo alla Camera, onorevole Schifani, non ha perso il tempo in giustificazioni eleganti ha detto «vi abbiamo fregati». Come un giocatore delle tre carte. Come gli avvocati governativi a cui è sembrato normale far emendare la legge da un farmacista bresciano unico eletto della lista Di Pietro subito passato trasparentissimamente in Forza Italia. Ci sono cittadini, credo, che non gradiscono essere trattati come degli imbecilli o dei servi. Ma Berlusconi bada più alla efficacia dei suoi collaboratori che al loro stile convinto come è che il potere più è arrogante e più dura vedi il consenso che cala ma la dichiarazione di voto che non si smuove. C’è poi la Sacralità del potere il suo carisma, il fluido misterioso che fa di ogni potente un essere in qualche modo sovrannaturale al di sopra delle regole e della comune banale verità, un uomo della fede che supera la ragione. Prendiamo il ministro della Economia Giulio Tremonti. Ha sbagliato tutto: a promettere ciò che non poteva mantenere come l’abbassamento delle tasse, le grandi opere per cui non ci sono i soldi, la crescita della economia che avrebbe compensato il taglio ai tributi. Ma continua a sentirsi un mandato da dio, insulta chi lo critica, rilancia le sue promesse proprio nel giorno in cui si annuncia il crollo dell’autotassazione. Come il Pierino primo della classe la colpa non è mai sua, è sempre di quelli che lo hanno preceduto, se la prende anche con gli industriali, senza il cui appoggio non sarebbe al governo. Fra le qualità del potere c’è anche l’Autonomia. L’essere libero da condizionamenti esterni il badar solo al bene pubblico. E possiamo dire che la autonomia di questo potere a volte è eccezionale ma anche lei ad personam a vantaggio di se stesso. Autonomo verso l’Europa verso ogni tentativo di costruire una giustizia comune, ostile alle rogatorie che permettono collaborazioni giudiziarie, ostile alla persecuzione di reati commessi in altri paesi dell’Unione o meglio di Forcolandia come la chiama il ministro alle Riforme il senatore Bossi. Questo nostro potere si distingue anche per l’autonomia dei ministri, assomiglia sempre più al regime dei granducati mussoliniani, un duce sopra tutti e sotto ma autonomi. Il granducato di Toscana Ricci, quello di Bari Crollalanza, quello di Piacenza Farinacci, quello di Ferrara Balbo, quello di Bologna Grandi. E così il granduca del Varesotto e della Val Brembana. Bossi può rilanciare ogni giorno le sue proposte razziste: prima non voleva le moschee ora incarica un suo fedele bovino di chiedere la cacciata dall’Italia di tutti i musulmani impresa non solo folle ma impossibile. E per confermare la trasparenza della sua demagogia fa approvare una legge che prevede di aprire il fuoco sugli immigrati che tentano la via del mare. La trasparenza e la autonomia ad personam di questo governo sono assolute. Negli Usa i colpevoli di falso in bilancio sono condannati a dieci e più anni di reclusione? Noi lo abbiamo ridotto a una marachella da contravvenzione. I paesi più avanzati si arrendono alla necessità di un riformismo che corregga l’anarchia del capitalismo selvaggio? Noi pratichiamo con tenacia il riformismo che arricchisce i ricchi e i mascalzoni. La riforma della giustizia consiste nel mettere al sicuro il gruppo di potere, la riforma della scuola mira a favorire la scuola privata a danno della pubblica, più che un riformismo il nostro è una macchina movimento terra, un martello pneumatico che ogni giorno batte le strutture del vecchio stato senza mettere nulla di sensato al suo posto. Siamo ridotti alle consolazioni del vecchio antifascismo che sperava che una tegola cadesse sulla testa del Duce. Il progetto fascista era comunque comprensibile: fare dell’Italia una media potenza colonialista in cui la lotta di classe era sotto controllo. Ma che vuole il Piccolo Cesare? Sappiamo solo che sta scrivendo un libro su un suo sogno. E forse vuole proprio questo: governarci con i sogni e con le favole.
Giorgio Bocca: Il governo delle favole

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