Giorgio Bocca: La parodia del giusto

19 Agosto 2002
La riforma ad personam della giustizia continua a martello pneumatico su tutte le strutture del Codice penale. Il capo del governo, Berlusconi sta in villa con i suoi vecchi amici, se ne disinteressa, dice che comunque ha quattro anni di tempo assicurati fino alle prossime elezioni, lascia fare ai carneadi di Forza Italia, oscuri personaggi improvvisamente presi da una irresistibile passione riformista, ex magistrati e avvocati come Cirami, Nitto Palma e ultimo questo sorridente Giancarlo Pittelli il quale vuole che l’avviso di garanzia sia mandato il giorno stesso in cui si iniziano le indagini su una persona. Per il processo giusto, per il garantismo! Berlusconi si adatta, improvvisa, ma nelle cose di fondo non cambia mai, con lui si ripete la illusione qualunquista che un industriale, un uomo di affari porti nella politica una efficienza che supera le chiacchiere a vuoto e le combines di palazzo. Invece porta l’abitudine al comando autoritario aziendale che è tipico degli imprenditori, pubblici o privati che siano. Comando autoritario che conosce tutte le astuzie dell’agire per mezzo di terzi. In questo Berlusconi è un maestro, affida le parti peggiori del governo ai ministri che più dipendono dai suoi favori, come l’ingegnere Castelli da lui inventato ministro della Giustizia o come gli altri «yes men» che popolano i palazzi del potere. Se una iniziativa va male la colpa è loro, se va bene il merito è suo. Dire e disdire, apparire e scomparire, essere onnipresente ma sfuggente. E così con l’ultimo degli innumerevoli attacchi alla magistratura si è arrivati al paradosso istituzionale di pensare di concedergli una piena immunità purché la pianti di devastare le Istituzioni. La proposta di Pittelli mette in crisi l’intera macchina penale con quarantacinque articoli, ma si incentra sull’articolo 17 nel quale si stabilisce che l’avviso di garanzia deve essere notificato appena aperto un fascicolo di indagine. Una di quelle riforme garantiste fatte per giovare ai delinquenti e per insabbiare la giustizia. Lo stesso garantismo che ha permesso alla Mafia per anni di sapere tramite i suoi avvocati di conoscere tutti i testimoni di accusa da mettere a tacere o con le minacce o con la lupara. Naturalmente presentato come una garanzia per l’imputato, o il perseguitato come si dice nella propaganda del complotto giudiziario. In pratica l’avviso di garanzia immediato è come avvisare un ladro: guarda che ti tengono d’occhio, nascondi la refurtiva e squagliati. Ha osservato il procuratore di Milano, D’Ambrosio: «Siamo a un ritorno agli errori del passato. L’avviso immediato fu riconosciuto come un grave intralcio alle indagini e cancellato. Con l’avviso immediato Mani pulite non sarebbe mai partita. Se la Procura di Milano avesse avvertito l’ingegner Mario Chiesa che era stato aperto il fascicolo sul suo conto le intercettazioni telefoniche e le indagini si sarebbero bloccate. Di Pietro non avrebbe potuto mai fare la perquisizione a sorpresa nella direzione del Pio Albergo Trivulzio». Il dire e il disdire del capo del governo, il suo mandare avanti gli uomini di paglia sono un errore? Nel suo metodo di vita e di governo non lo sono affatto, il martellamento continuo serve a uno specialista dei sondaggi come lui a capire a che punto è la resistenza della magistratura e della pubblica opinione, a capire quando gli conviene il disdire al dire, comunque a logorare un’opposizione che non ha possibilità concrete immediate di opporsi alla dittatura democratica dei numeri parlamentari. Ad aumentare il senso di impotenza e di rassegnazione.
Giorgio Bocca: La parodia del giusto

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