Giorgio Bocca: Chi combatte i negrieri
16 Settembre 2002
La nave che trasportava gli immigrati si è fermata a venti
miglia da porto Empedocle, il barcone su cui li hanno trasbordati per
raggiungere la riva si è capovolto a un centinaio di metri dalla spiaggia,
sotto un violento nubifragio. Dalla terrazza di un ristorante di Realmonte hanno
visto verso la mezzanotte cinque-sei uomini che camminavano sulla spiaggia e
sparivano nella campagna: l´ultima tragedia della immigrazione clandestina si
era compiuta, quattordici gli annegati ritrovati nel mare di Rocca Gucciarda,
uno scoglio a cui si erano aggrappati quelli incapaci di nuotare, novantadue gli
scampati in parte saliti sullo scoglio, in parte arrivati a terra nuotando.
Non si sa quanti fossero in totale, gli scampati dicono centocinquanta, non si capisce come potessero stare sul barcone capace di settanta-ottanta persone. Dalle confuse testimonianze dei superstiti pare che sotto la pioggia e la grandine ci sia stato un improvviso sbandamento e la carretta sia finita su uno scoglio.
L´ultima tragedia nei giorni in cui alle sorgenti del Po e in altri raduni della Lega i custodi della purezza della razza padana intimavano al governo di osservare con severità la legge Bossi-Fini, uno dei prezzi pagati ai ricatti di un razzismo che continua a dare prove del suo infimo livello culturale. Da Venezia erano appena arrivate nelle redazioni le ultime dichiarazioni del sindaco leghista di Treviso, Giancarlo Gentilini: "Agli extracomunitari che si fermano in Italia andrebbero prese non solo le impronte delle dita, ma dei piedi e anche del naso se occorre. Noi siamo l´Italia, siamo nati qui, siamo della razza Piave che ha portato in tutto il mondo onestà, l´osservanza della legge e il lavoro. Per gli immigrati invece è necessaria la identificazione, io per esempio ho fatto arrestare personaggi che avevano utilizzato venticinque nomi diversi".
Gentilini è stato applaudito dai militanti leghisti riuniti in riva di Sette Martiri. Informato della tragedia di Porto Empedocle il vicepresidente del Senato, il leghista Roberto Calderoli, ha detto: "Per evitare tragedie come quella di oggi in Sicilia bisogna realizzare delle campagne di informazione perché gli immigrati sappiano che le cose da noi sono cambiate. E nel contempo il governo insista nella severità e nella repressione degli scafisti mercanti di morte".
La legge Bossi-Fini non si tira indietro in fatto di severità e di rigore. Le pene a chi organizza e compie il trasporto clandestino arrivano a dodici anni di reclusione. Il guaio è che per sfuggire a queste pene i mercanti di morte preferiscono affondare il carico di vite umane. La severità disorganizzata e senza mezzi è peggiore della debolezza e del lasciare fare. Il blocco alla immigrazione clandestina è un invito ad affidarsi alla criminalità organizzata. "Fino ad ora - dice l´onorevole Giuseppe Lumia della commissione antimafia - non è stato fatto niente contro le mafie che organizzano il traffico. Da quando il governo legifera contro l´immigrazione gli sbarchi clandestini sono aumentati. Ma la lotta alle mafie richiede una autorevolezza nazionale e internazionale che il nostro Paese in questo momento non ha".
Si ripropone per l´ennesima volta il punto debole, congenito, irreparabile dell´attuale governo: non si possono chiedere e accettare nelle regioni del Sud i voti della società e dell´economia malavitosa e poi combatterne gli affari. Intere regioni del Sud oggi più di ieri sono abbandonate a questa coesistenza del legale con l´illegale in cui, come è noto, è sempre l´illegale a prevalere, sono sempre le mele marce a guastare quelle buone. Nel giorno della tragedia era a Palermo anche il presidente del Senato, Marcello Pera che ha dichiarato: "Al di là delle politiche sulla immigrazione bisogna subito fare qualcosa perché non si verifichino più tragedie come queste". Come signor presidente?
Non si sa quanti fossero in totale, gli scampati dicono centocinquanta, non si capisce come potessero stare sul barcone capace di settanta-ottanta persone. Dalle confuse testimonianze dei superstiti pare che sotto la pioggia e la grandine ci sia stato un improvviso sbandamento e la carretta sia finita su uno scoglio.
L´ultima tragedia nei giorni in cui alle sorgenti del Po e in altri raduni della Lega i custodi della purezza della razza padana intimavano al governo di osservare con severità la legge Bossi-Fini, uno dei prezzi pagati ai ricatti di un razzismo che continua a dare prove del suo infimo livello culturale. Da Venezia erano appena arrivate nelle redazioni le ultime dichiarazioni del sindaco leghista di Treviso, Giancarlo Gentilini: "Agli extracomunitari che si fermano in Italia andrebbero prese non solo le impronte delle dita, ma dei piedi e anche del naso se occorre. Noi siamo l´Italia, siamo nati qui, siamo della razza Piave che ha portato in tutto il mondo onestà, l´osservanza della legge e il lavoro. Per gli immigrati invece è necessaria la identificazione, io per esempio ho fatto arrestare personaggi che avevano utilizzato venticinque nomi diversi".
Gentilini è stato applaudito dai militanti leghisti riuniti in riva di Sette Martiri. Informato della tragedia di Porto Empedocle il vicepresidente del Senato, il leghista Roberto Calderoli, ha detto: "Per evitare tragedie come quella di oggi in Sicilia bisogna realizzare delle campagne di informazione perché gli immigrati sappiano che le cose da noi sono cambiate. E nel contempo il governo insista nella severità e nella repressione degli scafisti mercanti di morte".
La legge Bossi-Fini non si tira indietro in fatto di severità e di rigore. Le pene a chi organizza e compie il trasporto clandestino arrivano a dodici anni di reclusione. Il guaio è che per sfuggire a queste pene i mercanti di morte preferiscono affondare il carico di vite umane. La severità disorganizzata e senza mezzi è peggiore della debolezza e del lasciare fare. Il blocco alla immigrazione clandestina è un invito ad affidarsi alla criminalità organizzata. "Fino ad ora - dice l´onorevole Giuseppe Lumia della commissione antimafia - non è stato fatto niente contro le mafie che organizzano il traffico. Da quando il governo legifera contro l´immigrazione gli sbarchi clandestini sono aumentati. Ma la lotta alle mafie richiede una autorevolezza nazionale e internazionale che il nostro Paese in questo momento non ha".
Si ripropone per l´ennesima volta il punto debole, congenito, irreparabile dell´attuale governo: non si possono chiedere e accettare nelle regioni del Sud i voti della società e dell´economia malavitosa e poi combatterne gli affari. Intere regioni del Sud oggi più di ieri sono abbandonate a questa coesistenza del legale con l´illegale in cui, come è noto, è sempre l´illegale a prevalere, sono sempre le mele marce a guastare quelle buone. Nel giorno della tragedia era a Palermo anche il presidente del Senato, Marcello Pera che ha dichiarato: "Al di là delle politiche sulla immigrazione bisogna subito fare qualcosa perché non si verifichino più tragedie come queste". Come signor presidente?