Francesco Piccolo: La rivincita dei piccoli Comuni

27 Settembre 2002
I piccoli Comuni, quelli di cui si occupa la campagna di sensibilizzazione chiamata "Piccola grande Italia", rappresentano se stessi e qualcosa in più di se stessi, cioè quel che si definisce "simbolico". Occuparsene non è trappola reazionaria visto che questi "comuni polvere", come vengono definiti, stanno sparendo, stanno perdendo generazione dopo generazione i propri abitanti.
Si sa, la gente che vive nelle grandi città, per noia, non fa altro che dire che un giorno, presto, andrà a vivere in campagna, in un paesino lontano da tutto, perché la città è insopportabile. Molti di quelli che lo dicono, oltretutto, sono venuti via dai paesini non molti anni prima e tutto quello che hanno imparato è dire che la vita in città è noiosa e che un giorno... Non è vero: non se ne andranno affatto, e anzi, verranno raggiunti da altri che aumenteranno il volume dei palazzi e quindi delle periferie in città e diminuiranno ancor più il numero della sparuta popolazione di paese. Lo faranno soprattutto perché lo hanno fatto quelli che li hanno preceduti, i quali andandosene hanno reso più deserto e quindi invivibile il paese, perché hanno allontanato ancora di più le scuole e gli ospedali, e una gran quantità di bisogni secondari che tengono viva una comunità.
E quando ci si sente lontani da tutto, allora succede che si comincia a scalpitare e ad avere voglia di trovare la strada giusta per ritornare nel centro del mondo. È questo il motivo per cui adesso il centro del mondo è strapieno e il resto, tutto il resto del territorio, si sta svuotando.
Chi conosce l'Italia, sa bene che i piccoli paesini che bisogna tutelare e valorizzare, difendere dalla sparizione, hanno risorse artigianali, storiche e culturali. Ma non è questo il problema. La questione è davvero simbolica, e lo è due volte. La prima, riguarda un valore morale che sostiene le piccole comunità, quei mondi minuscoli costituiti dai piccoli borghi arroccati sulle montagne o perduti nell'entroterra: la lontananza dal centro del mondo non vuol dire soltanto perdita, ma pure acquisizione. Di un valore di autonomia. Spesso, le migliori menti di una nazione provengono dalla provincia e per il solo fatto di essere stati al riparo dall'omologazione. La concentrazione in un luogo porta vitalità ma anche noia, e senz'altro poca autonomia di pensiero: il fatto stesso di far parte di molti porta istintivamente a unirsi a quei molti in tutte le questioni. Appunto, ad omologarsi.
E questo porta alla seconda questione simbolica: il concetto democratico che la difesa dei piccoli paesini presuppone. Questo concetto in Italia si sta lentamente sgretolando nelle fondamenta, persino nella versione geografica. E non a causa di derive pericolose. No, per qualcosa di più sottile e altrettanto profondo: una cultura "proporzionale", che lasciava spazio e difendeva con vigore ogni posizione minoritaria, è stata sostituita da una cultura maggioritaria, in cui si comincia a riconoscere nella maggioranza delle persone una ragione assoluta, dominante. Come se tutto quel che conserva un valore di minoranza contasse molto di meno di prima. Così, si può applicare anche ai piccoli comuni, quella frase di John Stuart Mill rivolta agli uomini: "Se tutto il genere umano a eccezione di un individuo, fosse di una sola opinione, e soltanto un individuo dell'opinione contraria, l'umanità non sarebbe più giustificata nel costringere al silenzio quell'unica persona di quanto questa stessa persona, se ne avesse il potere, sarebbe giustificata nel ridurre al silenzio il genere umano".
Senza voler considerare che l'unico sviluppo sostenibile si compie nell'equilibrio dei paesini che vanno scomparendo. Come se portassero via con sé anche la speranza di un mondo migliore. E questo è tanto simbolico quanto concreto.
Francesco Piccolo: La rivincita dei piccoli Comuni

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