Quando il tifo calcistico diventa razzismo

24 Febbraio 2003
Così Palandri illustra la relazione tra calcio e violenza razzista: "Il gioco è semplice, tecnico, spettacolare e consente, cosa credo quasi unica tra i giochi di squadra, anche a persone di bassa statura di diventare campioni. Tutto questo è bello e inconscio, si guarda una partita liberandosi dagli impegni professionali, dai manierismi di classe, lasciandosi andare. L'orrore e la riprovazione collettiva per gli scontri tra hooligans nasce dal fatto di doverci svegliare. Quegli stessi nodi in cui alcuni riescono a scivolare solo per un'ora e mezza alla settimana, tornando poi persone del proprio tempo, illuminati, non razzisti e non sciovinisti, sono per altri il luogo in cui nello stesso modo inconscio si esprime il conflitto. Non ci si può affidare a Orazi e Curiazi, bisogna esserci per dire quelle stesse cose, l'adesione sentimentale e sciovinista a un luogo, il rapporto tra le generazioni, il maschilismo eroico e vittimista che è poi il cuore del nazionalismo e del fascismo. Forse altrettanto significativo della violenza è il nostro scandalo della violenza, perché vorremmo che non ci fosse nel nostro tifo e nelle abitudini della piccola borghesia questo mostro che dorme e che di tanto in tanto si sveglia e prende a bastonate gli avversari..."

L'altra sera di Enrico Palandri

L’altra sera, quando Giacomo e Pauline si rincontrarono dopo anni e anni di separazione, l’altra sera quando, insperatamente e all’improvviso, l’amore sepolto e calpestato tornò tra loro come una fresca corrente. Giacomo è a Parigi, è un giornalista e seguirà la Nazionale di calcio ai Mondiali …

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