Marco Mathieu: L'irresistibile ascesa dei Subsonica

28 Maggio 2003
Il compito sembra semplice: si tratta di incontrare, ascoltare e intervistare i Subsonica, in occasione del loro concerto torinese. In altre parole, spiegare e raccontare il fenomeno della band italiana di "pop contemporaneo" (definizione accettata anche da loro) che in questi ultimi anni ha ottenuto il successo commerciale, senza perdere la propria credibilità. In cifre: trecentomila copie vendute dai quattro album finora pubblicati, compreso il recente live che si intitola Controllo del livello di rombo (Mescal) come il giro di trenta concerti in altrettanti palasport italiani che sta facendo registrare un esaurito dopo l'altro. I Subsonica impongono prezzi d'ingresso "politici" e rivendicano l'indipendenza dalle multinazionali per quanto riguarda le loro scelte artistiche e gestionali. Ma soprattutto si rivolgono a un pubblico giovane, eterogeneo e assolutamente trasversale: come la musica che suonano, perché nelle loro canzoni c'è un po' di tutto: dall'elettronica al rock, passando per reggae, dub e techno, senza dimenticare la melodia.
Un fenomeno, dunque, capace di passare dai centri sociali a Sanremo (e ritorno), dai festival rock alle discoteche, da Mtv alle radio di movimento, confrontandosi con i fans sul proprio sito, alla media di duemila contatti al giorno. Semplice? "Quando abbiamo iniziato, nel '96, avevamo l'idea di fare qualcosa di nuovo" prova a spiegarci Davide Di Leo, meglio conosciuto come Boosta, tastierista ventinovenne della band. "Volevamo innanzitutto suonare una musica che anche noi avremmo ballato". Il concetto ora viene condiviso con le oltre undicimila persone stipate nel Palastampa, che accolgono l'ingresso dei Subsonica sul palco con un boato. Ma non è nulla, in confronto a quello che succederà nelle due ore successive: l'energia di un concerto rock, canzone dopo canzone, pare trasformarsi in un rave a cui partecipano anche quelli seduti lassù in alto, sotto la volta spiovente di cemento del Palastampa. Sì, perché sembrano davvero ballare e cantare anche i muri questa sera. Allora è vero che i Subsonica sono il primo gruppo italiano che riesce a mettere d'accordo dance e rock? "Non so se siamo i primi" ci ha risposto Boosta, "ma non c'è dubbio che abbiamo un pubblico trasversale e ormai molto ampio. Dopo la nostra partecipazione a Sanremo abbiamo goduto di una visibilità quasi eccessiva e oggi ai nostri concerti c’è davvero di tutto: dai ragazzini con la maglietta degli Iron Maiden a quelli che vanno in discoteca, ci sono i giovanissimi ma anche gli adulti".

DENTRO AL PALASPORT. Basta fare un giro nella sala strapiena per rendersi conto della presenza di categorie apparentemente diverse di ragazzi e (soprattutto) ragazze che seguono con attenzione e partecipazione ciò che avviene sul palco. Hanno pagato undici euro per entrare, prezzo popolare "per scelta" come sostiene Max Casacci, chitarrista trentanovenne e veterano della band. Fu lui, dopo una carriera iniziata con i primi gruppi new wave torinesi e proseguita come chitarrista degli Africa Unite, a dare il via al progetto Subsonica. "Parlando di dischi, siamo contrari alla pirateria ma non alla duplicazione e allo scaricamento della musica dalla Rete" racconta, "per i concerti invece ciò che conta è che chiunque si possa permettersi il biglietto. Tra chi ci segue sono moltissimi gli studenti e i disoccupati quindi abbiamo deciso di imporre quello che riteniamo un prezzo politico".
Pur essendo difficile scorgere segni di una consapevolezza collettiva, tra le migliaia di adolescenti in delirio per la data torinese del tour, Max ci tiene ad approfondire il concetto. "Proprio in un momento storico come questo, in cui le persone sono in qualche modo spinte a rimanere in casa per chiudersi nel loro privato rimanendo davanti alla televisione o al computer e rinunciando alle relazioni sociali, diventa importante proporre occasioni d’incontro e aggregazione. Come succedeva a noi quando eravamo adolescenti: è stato così che ci siamo formati, crescendo in questa città".

PREZZI MODICI. I prezzi popolari valgono anche ai due banchetti che vendono la mercanzia del gruppo: una decina di tipi diversi di magliette, cartelle (dice proprio così il biglietto appiccicato sopra con il prezzo), giubbotti e finanche cappellini da baseball con la visiera ristretta e piegata, proprio come quello che porta spesso in testa Samuel (Romano), cantante trentunenne che raccoglie un'ovazione quando annuncia che è arrivato il momento di Cielo su Torino, uno dei brani più apprezzati in città. Completano la formazione il bassista Luca "Bass Vicio" Vicini e il batterista Enrico "Ninja" Matta, entrambi trentaduenni, che occupano la parte rialzata del palco, alle spalle degli altri tre, in mezzo a tubi, strutture metalliche e una tempesta di luci. "Con la scenografia abbiamo voluto evocare l’atmosfera di un’astronave sonora, pronta a partire" ci ha spiegato Samuel, punto di riferimento per la considerevole componente femminile del pubblico. "Poi, abbiamo aggiunto i tre schermi per la proiezioni delle immagini curate da video-makers torinesi che accompagnano e completano il nostro concerto". Sugli stessi schermi, a un certo punto, scorrono le immagini di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, film di Elio Petri del 1970. I Subsonica interpretano in diretta il tema della colonna sonora firmata da Morricone, lasciando infine spazio al monologo del personaggio interpretato da Gian Maria Volonté. "Quelle parole sulla repressione poliziesca sono state scritte più di trent'anni fa, ma sono di un'attualità sconcertante" ricorda in proposito Max, che alla fine dello spettacolo, prima dei bis, si incarica anche di gridare il messaggio della band contro "l'ipocrisia della guerra". Prima dei bis. "Sapevamo che il nostro tour avrebbe attraversato questo periodo di guerra, quindi abbiamo creato un contatto con Emergency che è presente in tutti i concerti, in alcuni casi abbiamo anche raccolto dei soldi e gli incassi di un paio di date saranno interamente devolute a loro", ha aggiunto il chitarrista. "Ma ci sono anche dei riferimenti espliciti nei video della parte finale del concerto". Le date di nascita di chi è venuto qui stasera ad applaudire i Subsonica sono successive di almeno un decennio al film di Petri, ma le immagini dei carri armati e i riferimenti alla repressione delle manifestazioni di Genova non passano inosservate. Applausi, fischi e urla si confondono nell'improbabile acustica del Palastampa, in quest'angolo periferico di Torino, a due passi dallo Stadio delle Alpi. Torino town, appunto.

VITTORIA IN CASA. Perché, tra sottili riferimenti politici e canzoni da ballare, quella che sta andando in scena è la celebrazione "casalinga" dei Subsonica. Lo leggi in faccia a ragazzi e ragazze che occupano da ore e con determinazione le prime file, ma anche nelle espressioni di chi fa la spola con il bar e si precipita nella bolgia davanti al palco solo quando il gruppo attacca la celebre Disco Labirinto o Nuvole Rapide, che fa parte della colonna sonora di Santa Maradona, il film girato in città qualche anno fa. Perché nonostante tournée e viaggi sempre più frequenti "Torino rimane il nostro laboratorio", precisa Boosta. "I dischi ci teniamo a prepararli in città e continuiamo a uscire la sera, a vivere la notte, che a Torino è davvero speciale.In questa città abbiamo avuto la fortuna, nel corso degli anni, di poter usufruire di spettacoli con prezzi d’ingresso piuttosto bassi. Ogni sera succede qualcosa e l'evento può essere indifferentemente un concerto rock, un rave o la serata in un club: la gente si mischia, da oltre un decennio non ci sono più separazioni evidenti tra rock e dance". Proprio quello che i Subsonica rendono evidente nell'impasto sonoro che colpisce, blandisce, trascina e coinvolge il pubblico per più di due ore di concerto. Torino è cambiata, ma rimane "la stessa città che negli anni ottanta vantava il maggior numero di gruppi e di sale prove" come ricorda Max, veterano della scena musicale locale. "Penso che proprio perché qui non c’è l’industria discografica, i gruppi hanno dovuto lavorare più duramente - e forse meglio - per ottenere successo e riconoscimenti. Adesso le cose stanno cambiando, ma parliamo dei tempi in cui noi abbiamo iniziato a suonare: in una città industriale come questa, decidere di fare i musicisti non è mai stata una cosa semplice. Quasi che l'idea stessa potesse essere troppo eccentrica, anche se poi la storia dimostra il contrario, proprio in luoghi del genere scaturiscono idee musicali particolarmente vivaci. Certo, a Torino inizi a suonare perché è una specie di analgesico dell’anima, quasi indispensabile per vivere qui".
I Subsonica riassumono ed espongono dunque all'attenzione nazionale anche le differenze musicali, artistiche e sociali espresse dalla città: come nel caso della loro collaborazione con i Linea 77, gruppo di hardcore metal che nel nuovo album (Numb, prodotto dall'etichetta inglese Earcahe) hanno inserito un brano (66) composto e suonato insieme a Max, Samuel e gli altri. Ma Torino è anche rappresentata dalle rime in arabo del rapper emergente Rachid, che si unisce ai Subsonica per l'esecuzione di Gente Tranquilla. "Questa città la sento mia, le appartengo" ci racconta ancora Max, mentre Boosta e Samuel, accanto a lui annuiscono con le facce serie. "Quello che più mi piace di Torino è il suo saper essere visionaria, oltre che caratterizzata da quella ruvidezza di fondo che deriva dall'essere, o essere stata, una città industriale. Quasi a non volersi perdere nell'effimero".

NUOVA GENERAZIONE. Parlano e cantano di questo e di altro, i Subsonica che incantano le nuove generazioni torinesi e italiane e che sfuggono a definizioni e appartenenze ."Un anno fa abbiamo suonavamo all’Independent Days Festival di Bologna insieme a gruppi punk come i No Fx, mentre tra qualche mese ci esibiremo in uno dei club house più importanti di Ibiza". Max riassume così gli estremi del percorso seguito dalla band che stasera è stata celebrata dalla propria città. I Subsonica stanno conquistando un pezzo importante della musica "pop contemporanea", ma non possono essere indifferenti all'impatto emotivo di questa sera. "Quando sugli schermi appare la scritta stradale Torino sembra davvero di sentire crollare il Palastampa" scriveranno l'indomani sul diario di bordo nel loro sito, "e anche queste sono cose che finiscono direttamente tatuate sui neuroni". Semplice.

Marco Mathieu

Marco Mathieu è nato a Torino nel 1964 e vive a Milano. È stato bassista dei Negazione, punk band attiva fra il 1983 e il 1992. Come giornalista collabora con …

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