Tommaso Pincio su Kurt Vonnegut

30 Maggio 2003
Non è possibile dire qualcosa di serio su Kurt Vonnegut senza tenere in debito conto l'opera di Kilgore Trout. Considerando che l'unico libro di Kilgore Trout al momento reperibile, Venus on the HalfShell, non è opera sua bensì di un altro scrittore peraltro piuttosto noto agli amanti del genere fantascientifico, ne consegue che qualunque serio discorso su Kurt Vonnegut è impossibile. La cosa non dovrebbe rappresentare un problema per i lettori, né lo rappresenta per Vonnegut stesso che ha più volte ammesso la sua scarsa vocazione alla serietà, perché da autentico depresso quale egli ritiene di essere, l'unica strada per lui praticabile era la scrittura comica.
Non si tratta di un facile paradosso. Basta scorrere velocemente le sue note biografiche per comprendere che Vonnegut non parla a sproposito. Sua madre si è suicidata nel giorno della mamma del 1942, mentre lui, Kurt Vonnegut, dopo essere stato fatto prigioniero dai tedeschi nel corso della battaglia delle Ardenne, sopravvisse al bombardamento di Dresda, solo perché ebbe la fortuna di alloggiare in un mattatoio. Verrebbe da ridere per coincidenze tanto infelici e felici al contempo, non fosse che non c'è molto da ridere. Così va la vita, direbbe Vonnegut e una cosa simile l'ha detta proprio a proposito del suo Mattatoio N. 5 e dell'inutile carneficina di Dresda: "Non c'è nulla di intelligente da dire su un massacro".
Ma per tornare al punto di partenza, a Kilgore Trout, è bene chiarire chi è questo individuo tanto importante per Vonnegut. Il suo nome improbabile non promette niente di serio. Trout è in effetti un misconosciuto scrittore di fantascienza le cui storie, sistematicamente rifiutate da ogni editore con un minimo di rispettabilità, hanno trovato posto soltanto in riviste pornografiche. Le notizie sulla sua vita sono alquanto incerte o, per meglio dire, cambiano a seconda delle circostanze. Si racconta che abbia speso anni nella stesura di una specie di manuale per guadagnare soldi che non ha mai visto la luce e che, dopo frustrazioni di tutti i tipi, abbia finalmente toccato l'apice della fama vincendo addirittura il Nobel. Visto che prove certe della sua esistenza non ce ne sono e mai ce ne saranno, l'opinione corrente di critici, studiosi e semplici appassionati è che Kilgore Trout sia in realtà una parodia di Kurt Vonnegut in persona ovvero una sua controparte immaginaria, o meglio ancora un suo alter ego. E tutto questo solo perché egli compare ripetutamente e in varie forme in molti romanzi di Vonnegut.
Non è un'idea molto originale per uno scrittore, quella di dare vita a un collega immaginario. Ma va detto che il Trout di Vonnegut non è come i soliti narratori di comodo attraverso i quali i romanzieri pretendono di raccontare le loro storie; narratori come il Zuckerman di Philip Roth, per intenderci. Vonnegut racconta quello che deve raccontare rimanendo se stesso. È, in sostanza, uno scrittore che alcune volte dice le cose come stanno e molte altre no, senza per questo ricorrere a un alter ego che non sia quello della finzione letteraria tout court.
Pensandoci bene, gli studiosi non hanno capito granché di Kilgore Trout e dunque di Vonnegut. Trout non è affatto un alter ego, è semplicemente un altro scrittore che per qualche coincidenza si ritrova ad avere delle somiglianze con Vonnegut. Che poi Trout sia di fatto solo una creatura partorita dalla fantasia di Vonnegut non fa molta differenza; perché, sempre pensandoci bene, la presenza di un finto alter ego non avrebbe molto senso, a parte quello di testimoniare che non c'è vera vita che tenga quando si parla di letteratura. E questa sì che è una cosa seria.
Tommaso Pincio su Kurt Vonnegut

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