Giorgio Bocca: Non si uccide così anche il pianeta
04 Agosto 2003
Risulta dalle indagini sociologiche che la paura più diffusa fra la gente è
quella per la sopravvivenza della vita sul pianeta, una paura della specie che
sovrasta quelle personali.
Stando al rapporto del 2001 degli esperti mondiali del clima non c´è da stare allegri. Anche se nel 2100 avremo stabilizzato l´effetto serra causato dall´emissione di gas, i danni all´ambiente dureranno per centinaia e forse migliaia di anni. L´aumento della temperatura metterà in crisi l´economia di interi continenti, i più poveri in particolare, aggravando diversità già inique.
I paesi ricchi troveranno i mezzi per trasferire verso aree più temperate le loro colture, per costruire dighe contro l´innalzamento dei mari che nel caso peggiore, lo scioglimento della calotta di ghiaccio della Groenlandia, potrebbe essere di alcuni metri: per paesi meno difendibili come l´India, la Cina, il Bangladesh, milioni di persone potrebbero essere trasferite, distese di terre fertili invase dalle acque.
C´è qualcosa di perverso nel destino dell´umanità, o più semplicemente una diversa e spesso casuale spartizione dei beni della Terra e delle difficoltà del vivere. Accade che i responsabili maggiori dell´inquinamento ambientale siano i più restii ad accettare le discipline dei consumi. I più sordi a una politica globale di reciproci aiuti.
Stiamo fra questi due estremi. Lo Stato dei Kiribati, ultimo a fare parte delle Nazioni Unite, una confederazione di comunità che vivono su atolli del Pacifico è già a rischio di scomparizione: alcuni dei suoi atolli sono già invasi dalle acque, ma la responsabilità dei Kiribati nell´inquinamento del pianeta è vicina allo zero. Negli Stati Uniti, che per ora non temono cataclismi, l´emissione di anidride carbonica è aumentata ogni anno del 3 per cento e ha tutta l´aria di continuare visto la recente dichiarazione del presidente Bush: "Vi dirò una cosa che non intendo fare e che non intendo permettere, che agli Stati Uniti tocchi la responsabilità di ripulire l´aria del mondo come il trattato di Kioto vorrebbe. La Cina e l´India sono escluse dal trattato. Io penso che dobbiamo essere più imparziali".
Questa tesi è in sostanza quella del libero mercato e della sua provvidenzialità. Non l´ha inventata Bush, arriva da Adamo Smith: nel libero mercato si muove la ´mano invisibile´ che combina i privilegi dei ricchi con le aspettative dei poveri per cui "essi condividono tutte le loro migliorie".
Dicono ancora i concittadini di Bush che essi sono esclusi dai sacrifici perché negli ultimi decenni hanno compiuto giganteschi rimboschimenti, ma non è un argomento serio dato che a distruggerli i boschi erano stati loro stessi.
Sono per il permessivismo anche alcuni economisti i quali sostengono che i costi per contrastare l´effetto serra sarebbero comunque superiori ai vantaggi, che insomma indietro non si torna, quel che è fatto è fatto, l´uso di tutti i mezzi per aumentare il tenore di vita non poteva essere impedito.
Dice Bjorn Lomberg: "A dispetto della idea che sia necessario prendere decisioni drastiche riguardo al progetto costosissimo di ridurre l´effetto serra, risulterà molto più dispendioso che pagare i costi dell´adattamento". Anche perché questi costi resteranno in gran parte ignoti e di impossibile stima. I ricchi continueranno a tenere fuori da questi conti le privazioni, le sofferenze, la morte dei poveri. Già adesso il fatto che ogni giorno 24 mila persone muoiano di fame e che quasi un miliardo di fame soffra non gli toglie il sonno. I mulini a vento, diceva Marx, hanno creato il capitalismo agrario, i mulini a vapore quello industriale. La rivoluzione tecnologica, diciamo noi, ha creato l´economia globale. Peccato che in questo continuo progresso non si sia arrivati a una più equa distribuzione della ricchezza.
Stando al rapporto del 2001 degli esperti mondiali del clima non c´è da stare allegri. Anche se nel 2100 avremo stabilizzato l´effetto serra causato dall´emissione di gas, i danni all´ambiente dureranno per centinaia e forse migliaia di anni. L´aumento della temperatura metterà in crisi l´economia di interi continenti, i più poveri in particolare, aggravando diversità già inique.
I paesi ricchi troveranno i mezzi per trasferire verso aree più temperate le loro colture, per costruire dighe contro l´innalzamento dei mari che nel caso peggiore, lo scioglimento della calotta di ghiaccio della Groenlandia, potrebbe essere di alcuni metri: per paesi meno difendibili come l´India, la Cina, il Bangladesh, milioni di persone potrebbero essere trasferite, distese di terre fertili invase dalle acque.
C´è qualcosa di perverso nel destino dell´umanità, o più semplicemente una diversa e spesso casuale spartizione dei beni della Terra e delle difficoltà del vivere. Accade che i responsabili maggiori dell´inquinamento ambientale siano i più restii ad accettare le discipline dei consumi. I più sordi a una politica globale di reciproci aiuti.
Stiamo fra questi due estremi. Lo Stato dei Kiribati, ultimo a fare parte delle Nazioni Unite, una confederazione di comunità che vivono su atolli del Pacifico è già a rischio di scomparizione: alcuni dei suoi atolli sono già invasi dalle acque, ma la responsabilità dei Kiribati nell´inquinamento del pianeta è vicina allo zero. Negli Stati Uniti, che per ora non temono cataclismi, l´emissione di anidride carbonica è aumentata ogni anno del 3 per cento e ha tutta l´aria di continuare visto la recente dichiarazione del presidente Bush: "Vi dirò una cosa che non intendo fare e che non intendo permettere, che agli Stati Uniti tocchi la responsabilità di ripulire l´aria del mondo come il trattato di Kioto vorrebbe. La Cina e l´India sono escluse dal trattato. Io penso che dobbiamo essere più imparziali".
Questa tesi è in sostanza quella del libero mercato e della sua provvidenzialità. Non l´ha inventata Bush, arriva da Adamo Smith: nel libero mercato si muove la ´mano invisibile´ che combina i privilegi dei ricchi con le aspettative dei poveri per cui "essi condividono tutte le loro migliorie".
Dicono ancora i concittadini di Bush che essi sono esclusi dai sacrifici perché negli ultimi decenni hanno compiuto giganteschi rimboschimenti, ma non è un argomento serio dato che a distruggerli i boschi erano stati loro stessi.
Sono per il permessivismo anche alcuni economisti i quali sostengono che i costi per contrastare l´effetto serra sarebbero comunque superiori ai vantaggi, che insomma indietro non si torna, quel che è fatto è fatto, l´uso di tutti i mezzi per aumentare il tenore di vita non poteva essere impedito.
Dice Bjorn Lomberg: "A dispetto della idea che sia necessario prendere decisioni drastiche riguardo al progetto costosissimo di ridurre l´effetto serra, risulterà molto più dispendioso che pagare i costi dell´adattamento". Anche perché questi costi resteranno in gran parte ignoti e di impossibile stima. I ricchi continueranno a tenere fuori da questi conti le privazioni, le sofferenze, la morte dei poveri. Già adesso il fatto che ogni giorno 24 mila persone muoiano di fame e che quasi un miliardo di fame soffra non gli toglie il sonno. I mulini a vento, diceva Marx, hanno creato il capitalismo agrario, i mulini a vapore quello industriale. La rivoluzione tecnologica, diciamo noi, ha creato l´economia globale. Peccato che in questo continuo progresso non si sia arrivati a una più equa distribuzione della ricchezza.