Gianni Riotta: Grattacieli esclusivi, a New York la sfida dei miliardari
05 Dicembre 2003
New York - Questa è la storia di due torri gemelle, di un uomo senza scrupoli che le odia, di una guerra geopolitica, ma stavolta l' 11 settembre, Osama Bin Laden e lo scontro delle civiltà non c' entrano. A Columbus Circle va in scena una commedia, non una tragedia e per vederne il sipario scendete alla stazione del metro sulla cinquantanovesima strada. Date le spalle alla statua di Cristoforo Colombo al centro della piazza. Alzate lo sguardo su su verso il Trump International Hotel, proprietà del palazzinaro Donald Trump, il solo magnate ad avere un' edizione del gioco Monopoli disegnata per il suo ego. Aguzzate la vista, oltre i piccioni malinconici, le foglie del Central Park d' autunno, i sedili di metallo piazzati per la parata del Ringraziamento, in programma per oggi con le sue mongolfiere colorate. Lassù, sospesi nel vuoto, vedrete una coppia di enormi manifesti su tela bianca, ta ze bao li avrebbe chiamati il presidente Mao. Io non riesco a leggerli malgrado i caratteri cubitali, e se anche fra di voi non tutti sono occhi di falco, ecco cosa c' è scritto: «Bruttino il vostro panorama eh? Noi abbiamo la vera vista di Central Park e il migliore indirizzo. Mille auguri, The Donald!». Che ci fa quella scritta gigante che non si legge dalla strada? E' la guerra psicologica dichiarata dall' eccentrico Donald Trump ai vicini del colossale grattacielo Aol Time Warner, pressoché ultimato dietro l' angolo. Il nuovo palazzo, opera dell' architetto David Childs, è costato due miliardi di euro e sorge su una base coperta di vetro scuro, da cui partono due torri giganti alte 250 metri. Nome del progetto è One Central Park, ma l' edificio deve rispettare la curva della piazza ed è dunque arretrato rispetto agli alberi del parco. Le stanze da letto, con annesso bagno imperiale in marmo prezioso, hanno finestre da tre metri che guardano a Nord, il piacere di vedere le quattro stagioni alternarsi sul grande parco pubblico, ostruito dalle antenne dell' hotel gestito da Trump, i cui ultimi piani sono occupati da appartamenti. La vista è senz' altro migliore sul lato Trump e «The Donald» irride i potenti vicini con i suoi poster. L' appartamento più modesto al palazzo Aol Time Warner costa tre milioni di euro, un finanziere inglese ha comprato un attico per 50 milioni di euro, record assoluto sul mercato immobiliare di Manhattan. A questi prezzi i nuovi residenti erano sicuri di piazzarsi nell' edificio principe della città e le premesse c' erano tutte. Una storia appassionante: nel 1985 l' imprenditore Mortimer Zuckerman affidò all' architetto Moshe Safdie l' incarico di costruire al posto del decrepito Coliseum, un parallelepipedo squallido di cemento invaso da venditori di paccottiglia per turisti, una reggia simbolo dell' opulenza prepotente degli Anni Ottanta. Tanto alta era la Torre di Babele di Safdie a Columbus Circle che la sua ombra si allungava ben oltre il parco, minacciando i giochi dei bambini e le coppiette romantiche in primavera. Jacqueline Kennedy, vedova del presidente John, decise che era troppo e fondò un movimento per fermare il mostro. Ci riuscì, Safdie rassegnò le dimissioni e il sindaco Rudy Giuliani approvò il nuovo progetto di Childs, solo quando la mole venne ridotta. L' architetto Rafael Vinoly ha aggiunto una magnifica sala da concerti per il jazz, direttore artistico il maestro Wynton Marsalis. L' auditorium, linee sincopate come un brano di Mingus, debutterà tra un anno, con studi di registrazione, sale da ballo e night club. Le torri gemelle dell' Aol Time Warner rivoluzionano l' intero quartiere dell' Upper West Side, cittadella progressista e intellettuale di New York, dove i repubblicani sono sempre battuti alle elezioni e non c' è causa nobile, dalla pace alle balene, che non venga perorata nei volantinaggi. Quando il presidente russo Gorbaciov venne in città, il pescivendolo Citarrella decorò la vetrina con una bandiera rossa di scorfani. I primi piani dell' edificio sono appaltati al Mandarin Hotel, forse il migliore albergo del mondo, e all' interno si aprirà un centro commerciale del lusso con gli abiti di Hugo Boss, Thomas Pink e Armani, gli orologi di Tourneau, l' elettronica Samsung, la cantina e gastronomia pregiata Williams-Sonoma e un arcipelago di ristoranti che raccoglie i maggiori cuochi viventi: Thomas Keller, Jean George Vongerichten e Masa Takayama. Cento dollari a persona il menù popolare, 300 quello raffinato, vini esclusi... Chi non può permettersi di risiedere all' Aol Time Warner ma non resiste alla tentazione di frequentarlo, potrà iscriversi alla palestra Equinox, piscina olimpionica con vista sul parco, fusti e pupe sdraiati a sorbire frullati. D' estate arriveranno gli studios della rete tv Cnn per le dirette mondiali. Opulenza, cultura, shopping, moda, eleganza: il quartiere è già diviso in una jihad generazionale, con il padre di mezza età che mastica «Aveva ragione la Jackie, tolgono aria a tutti» e il figlio teen ager che reagisce «Sei matto? Potremo hang out al mall», dove hang out al mall è il tempo perso nel centro commerciale in quell' ozio che, ai tempi di Pirandello, si chiamava «struscio in piazza». Sono cadute le porte della cittadella anticonformista che da Columbus Circle si stendeva sino alla Columbia University, passando per la piazza dove oggi salgono gli acuti del Metropolitan Theatre e ieri si battevano le gangs di West side story. A difendere anima e cultura del quartiere, dispersi volantini e proteste, chiuse le piccole librerie e i caffè affumicati di «senza filtro», arriva Trump. Che aveva comprato ai saldi, dopo il crollo di Wall Street del 1987, il grattacielo Gulf&Western, all' angolo tra Columbus Circle e il viale Central Park West, la più bella avenue di Manhattan, lungo il parco. Un relitto malandato, d' inverno il vento svelleva i pannelli di vetro, minacciando di far strage tra i senzatetto che cercavano riparo nella portineria vuota. Le bufere lo facevano oscillare così forte che gli inquilini dei piani alti vomitavano per il «mal di mare» in casa. L' anziano architetto Philip Johnson diede un tocco postmoderno coprendo la facciata in oro pompeiano, la struttura venne rafforzata e Trump vendette suite dopo suite ai magnati di Hong Kong, in fuga dall' avvento della Cina comunista. Unico inconveniente? Il feng shui, la geomanzia che in Asia assegna gli influssi benefici o malefici agli edifici, classifica la rotatoria di Columbus Circle come un gorgo nefasto. Le forze del male non fermano Trump, che assolda lo sciamano principe del feng shui e gli chiede un antidoto. Risposta rapida con pesante parcella: il male è un serpente avvoltolato intorno alla piazza, occorre costruire un mappamondo in acciaio temprato per convertire in luce positiva le vibrazioni maligne. Fatto. Ora Trump, per contrastare i vicini miliardari, ricorre ai manifesti appesi nel vuoto e non alla stregoneria. Secondo la rivista The New Yorker i ricchi del grattacielo Aol fingono di ignorare gli striscioni da stadio di «The Donald» ma friggono indispettiti. Presto sapremo chi tra le due nuove torri gemelle al 25 Columbus Circle e il palazzone di Trump di 1 Central Park West sarà premiato come «indirizzo del successo». Dalla strada, ai primi freddi, capite subito però la verità profonda di questa commedia brillante: se Osama, colpendo New York, voleva fermarne la vitalità, la grazia, la fantasia, gli eccessi, le bizzarrie, l' eleganza, la voglia di primeggiare e strafare in tutto, dai dollari all' arte, ha fallito.